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Intel-Amd: una pace per evitare rischi più grandi

di Gianni Rusconi

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13 novembre 2009
Intel chiude con la causa con Amd e paga 1,25 miliardi di dollari


Il 4 novembre il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, ha avviato una nuova causa legale contro Intel portando all'attenzione dei giudici della corte distrettuale del Delaware altre dettagliate informazioni sulle presunte pratiche scorrette della società di Santa Clara nel mercato dei chip. L'oggetto dell'accusa? Sempre lo stesso: un atteggiamento (da parte di Intel) troppo "accomodante nei confronti dei produttori di pc e di Dell in particolare, cui sarebbero stati offerti "rimborsi/sconto" miliardari (si parla di circa sei miliardi di dollari nel periodo compreso tra febbraio 2002 e gennaio 2007) per avere un solo fornitore di microprocessori e tagliare fuori dalla partita la concorrente Advanced Micro Devices (Amd). L'atto di Cuomo è solo l'ultimo di una lunga serie di provvedimenti in carta bollata che hanno segnato gli ultimi 10 anni di battaglia fuori e dentro il campo (il mercato delle Cpu per pc e server a tecnologia x86) fra le due aziende californiane. Poi è arrivata la notizia (datata 12 novembre) del clamoroso accordo fra le due compagnie, che chiude le varie dispute avviate anche fuori dagli Stati Uniti in questi anni, compresa quella formalizzata da Amd nel giugno del 2005 con un procedimento che sarebbe stato oggetto di sentenza il prossimo marzo. Sborsare alla grande rivale 1,25 miliardi di dollari non eviterà però a Intel di sottostare alle azioni intraprese dall'Antitrust europeo, che ha messo in capo alla società una sanzione di oltre un miliardo di euro, circa 1,6 miliardi di dollari al cambio attuale, a cui il colosso di Santa Clara si sta opponendo con tutte le forze (di metà settembre è la richiesta di annullamento della sanzione motivata dal fatto che le investigazioni della Commissione non sarebbero state condotte in maniera appropriata).

La battaglia nelle aule di tribunale contro Amd è - almeno per i prossimi cinque anni, tanto dura il nuovo accordo incrociato per l'utilizzo di brevetti comuni - quindi terminata ma rimane del tutto aperto il contenzioso fra Intel con la Commissione Ue e anche con quelle americane, visto e considerato che l'indagine sui comportamenti potenzialmente distorsivi sul mercato di Intel, avviata dalla Federal Trade Commission nel 2008, è tutt'ora in corso. I portavoce delle autorità di regolamentazione antitrust europee hanno subito rimarcato in tal senso come le responsabilità di Intel verso le leggi comunitarie sono rimaste assolutamente invariate. Alla luce del nuovo accordo, che annulla lo stato di belligeranza fra le due contendenti e cambia molte della carte in tavola nelle prospettive future nel settore dei processori, la Ftc ha solo fatto sapere che lo passerà al vaglio senza dare anticipazioni di sorta. Tutto lascia però pensare che l'inchiesta possa proseguire e portare ad altri capi di imputazione, se non altro per coerenza con quelli avanzati dal procuratore Cuomo, che si erge di fatto al ruolo di "nemico dichiarato" numero uno di Intel e di chi, fra gli addetti ai lavori, critica il suo operato affermando che per esservi monopolio distorsivo del mercato devono manifestarsi condizioni – aumento dei prezzi dei pc, diminuzione delle quantità offerte e palese evidenza di danni per i consumatori rimetterci – che in realtà non si sono concretizzate.

In casa Amd, a partire dal Ceo Dirk Meyer, sono ovviamente molto soddisfatti dell'epilogo della vicenda e non solo per il cospicuo salto in avanti del titolo in Borsa (del 23% al momento dell'ufficializzazione della pace miliardaria). La speranza dei vertici di Sunnyvale è quella di un mercato molto più livellato che però non potrà mutare in termini molto rapidi. D'accordo che 1,25 miliardi di dollari sono un ottimo stimolo per recuperare il terreno perduto e per "concentrarsi sull'innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti", come recita il comunicato congiunto delle due compagnie, ma il mercato dice che, oggi, Intel copre circa l'80% della domanda di processori per computer e che per Amd non sarà certo facile scalzarla in segmenti, vedi quello dei netbook per esempio, dove il colosso di Santa Clara opera praticamente da monopolista assoluto. In attesa di capire come reagiranno alla sancita pace i produttori di computer, la buona notizia per Amd riguarda GlobalFoundries, la nuova azienda nata dallo spin off dell'attività produttiva della società: questa avrà carta bianca nella produzione di processori a tecnologia x86 (per conto dell'azienda di Sunnyvale) senza che Intel possa vantare la violazione di alcune delle proprie proprietà intellettuali legate alla tecnologia in questione. Quanto ad Intel, gli analisti sono dell'idea che la decisione di concludere con il maxi risarcimento la faida con la grande rivale sia stata dettata da ragioni molto concrete: in caso di sentenza negativa (probabile), il cassiere di Santa Clara avrebbe dovuto sborsare un assegno sicuramente più cospicuo. Per un'azienda come Intel che vanta 13 miliardi di dollari di "cash flow", 1,25 miliardi sono tanti ma evidentemente sono una cifra ritenuta equa per azzerare in un sol colpo tutti i rischi insiti alla querelle legale che la vedeva seduta sul banco degli imputati. Il gigante dei microchip ha quindi scelto di giudicarsi da sola e valutare in proprio i costi di una guerra giudiziaria i cui esiti non potevano essere conosciuti a priori, senza dimenticare che sul proprio capo pendono le indagini della Ftc americana, la recentissima azione legale del Procuratore Generale di New York e la nota multa dell'Antitrust Ue.

  CONTINUA ...»

13 novembre 2009
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